venerdì 18 agosto 2017

TOLEDO, 1936 : « Sin novedad en el Alcazar»

DOPO 70 GIORNI, TERMINAVA L’ESTENUANTE ASSEDIO DELLA FORTEZZA DELL’ALCAZAR, CHE, DURANTE LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA, 
APPOGGIO’ LA RIVOLUZIONE DI FRANCO


La tragica ed affascinante epopea dell’Alcazar di Toledo ebbe inizio alle sette del mattino di Martedì 21 Luglio 1936 quando, nel cortile interno della fortezza, il capitano Vela lesse il comunicato che dichiarava lo stato di guerra tra la provincia di Toledo ed il governo rosso di Madrid.
Le fabbriche d’armi della città, che riposa sulle rive del Tago, facevano molta gola ai comandanti repubblicani che intendevano armare gli operai per contrastare la ribellione delle Destre: l’insurrezione della piazza toledana era quindi una vera e propria spina nel fianco per gli strateghi del Fronte Popolare.
1760 persone fra militari, cadetti, falangisti, Guardie Civili, Asaltos, donne, 
bambini e civili di varia estrazione, sotto il comando del colonnello Josè Moscardò Ituarte lanciarono la loro sfida alla Repubblica.
I 70 giorni di assedio che seguirono videro pagine e pagine di eroismo scriversi sulle pietre dell’antica fortezza dilaniate dalle artiglierie nemiche. Non possiamo non citare il sacrificio che Moscardò accettò per amore dei suoi ideali e della Sua Spagna: la milizia comunista riuscì a catturare il suo giovane figlio ed in una toccante telefonata al colonnello ne minacciava la fucilazione in caso di mancata resa entro dieci minuti dell’Alcazar.

Dopo alcune commoventi frasi scambiate con il giovane figlio condannato, all’odioso ricatto l’ufficiale rispose: « Potete risparmiarvi i dieci minuti che mi avete offerto. L’Alcazar non si arrenderà mai!» . Luis Moscardò venne fucilato all’età di 24 anni presso il Paseo do Transito, a Toledo, qualche giorno dopo l’orribile telefonata.
Da questo momento nessuno dei difensori considerò più l’ipotesi della resa, sebbene i sacrifici che si prospettavano fossero indicibili.
Quegli storici 70 giorni videro il susseguirsi di assalti di fanteria appoggiata con mezzi corazzati, bombardamenti aerei, cannoneggiamento d’artiglieria, attacchi con gas lacrimogeni ed un incessante tiro di fucileria dalle case circostanti la fortezza. Nell’Alcazar si sopravviveva di stenti mangiando poca carne di mulo e ancor meno di cavallo insieme ad un tozzo di pane raffermo; l’acqua era quella putrida e grigiastra della piscina e della cisterna medioevale.
Mentre gli uomini si battevano tra le rovine della « fortaleza» , le loro donne, i bambini e gli inabili al combattimento affollavano i sotterranei della fortezza cercando riparo dalla furia delle granate: ma anche lì non si era al sicuro. I minatori rossi delle Asturie scavarono infatti nella fase terminale dell’assedio tre gallerie nelle viscere del baluardo, tre mine, la cui detonazione avrebbe,secondo i loro piani, posto fine alla ribellione dell’Alcazar. La buona stella degli « alcazareños» non li tradì: le prime due esplosioni danneggiarono abbastanza seriamente il perimetro della fortezza causando però perdite umane irrisorie,mentre la terza fu addirittura fuori del perimetro delle mura.
Le grida di gioia per lo scampato pericolo che echeggiavano nella fortezza per lunghi attimi sovrastarono quelle di battaglia provenienti dalle formazioni rosse che si lanciavano invano nell’ennesimo assalto all’odiato baluardo nazionalista.
La bandiera gialla e rossa della Spagna ribelle che sventolava sulle torri dilaniate della fortezza, in barba ai tanto numerosi quanto menzogneri comunicati repubblicani, indicava al mondo ed alle colonne nazionaliste di soccorso che l’Alcazar resisteva.
Il 28 Settembre le avanguardie della Legione comandate dal generale Varela, entravano in Toledo, liberando l’Alcazar e i suoi difensori.
Il colonnello Moscardò accolse il giorno seguente, lacero nella divisa ma raggiante nell’animo, il Generalissimo Franco con queste commoventi e storiche parole: « Mio generale, niente di nuovo all’Alcazar (Sin novedad en el Alcazar). Trovate l’Alcazar distrutto, ma il suo onore è intatto».
Purtroppo non è questa la sede adatta per descrivere più dettagliatamente questo straordinario episodio, esiste una discreta bibliografia a riguardo ed i siti Internet, specie spagnoli, sono prodighi di informazioni ed aneddoti.
In un ultimo tentativo di riassumere quelle vicende e quei drammatici momenti accludo un estratto del diario del colonnello Moscardò, attento e scrupoloso cronista di quello che egli stesso definiva « il miracolo dell’Alcazar» 
LUIS MOSCARDO

LA LAPIDE CHE RIPORTA LA TELEFONATA AL COLONNELLO MOSCARDO'

L' ALCAZAR DALLA PARTE DEL FIUME TAGO 
NELL' ESTATE 1936,
ALLA VIGILIA DELLA "SOLLEVAZIONE NAZIONALE"







Giorni d’assedio : 70 dal 21 luglio – al 28 settembre
Granate sparate contro l’Alcazar ( vari calibri ) 9.800
Granate da mortaio 2.000
Bombe a mano 1.500
Petardi 2.000
Attacchi aerei 30
Bombe sganciate sull’Alcazar 500
Assalti nemici 8
Mine 3
Incendi 10
Totale dei combattenti 1100
Morti 92
Suicidi 3
Feriti 504
Disertori 35
Nati 2


UN ESEMPLARE DEL FALSO PROPAGANDISTICO CON, ADDIRITTURA, LA FOTO DEI MILIZIANI ROSSI CHE ENTRANO ALL' ALCAZAR ATTRAVERSO LE MACERIE FUMANTI

IL GENERALE FRANCO DECORA UN SOLDATO ITALIANO



IL MONUMENTO ERETTO DAL GENERALE FRANCO
 PER I CADUTI DI TUTTE LE NAZIONI

GRUPPO DI LEGIONARI DEL "BERGAMO" IN SPAGNA


COPERTINA DELLA "DOMENICA DEL CORRIERE" SULLA GUERRA DI SPAGNA

L’Alcazar di Toledo – fortezza al tempo dell’imperatore Carlo V – nel secolo scorso ospitava una scuola militare di fanteria.
Allo scoppio della guerra civile di Spagna (1936-39) la città era sotto il controllo dei repubblicani. I nazionalisti di Toledo non si arresero e si asserragliarono nell’Alcazar, decisi a tenere la posizione fino all’arrivo delle truppe guidate dal generale Franco che si era ribellato al governo di Madrid. Erano cadetti di fanteria e militanti falangisti, in tutto un migliaio di combattenti, cui si aggiunsero alcune centinaia di civili, con donne e bambini. L’armata nazionalista era lontana e gli assediati scarseggiavano di viveri e munizioni. I rossi pensarono di aver partita facile e si prepararono a trasformare una vittoria che credevano certa in un palcoscenico internazionale. Non mancarono signorine della buona società britannica che dall’Inghilterra si recavano a Toledo per sparare un colpo di pistola simbolico contro l’Alcazar.
L’artiglieria cominciò il bombardamento mentre gli attacchi dei miliziani comunisti e anarchici – il braccio armato del governo centrale – si susseguivano, ma senza risultati. Continuamente respinti, per costringere alla resa il colonnello Moscardò comandante del presidio, i repubblicani presero in ostaggio suo figlio minacciando di ucciderlo se l’Alcazar non si fosse
arreso. Questa condizione fu comunicata dal figlio stesso, attraverso una telefonata al padre. Il colonnello non cedette, esortò il figlio a morire da uomo e il ragazzo fu assassinato. 

Infine gli assedianti scavarono un tunnel sotto le mura, fecero esplodere una potente carica di esplosivo e nella breccia aperta lanciarono l’ultimo assalto. Tutto fu inutile: furono sconfitti ancora una volta. Il palazzo era ridotto a un cumulo di rovine, ma i rossi non erano passati. 

L’eroica resistenza degli uomini e delle donne dell’Alcazar non fu inutile. Il 26 settembre 1936, 73° giorno d’assedio, le truppe nazionaliste riconquistarono Toledo.



IL GENERALISSIMO FRANCO 
DECORA I LEGIONARI ITALIANI
MOSCARDO' ACCANTO A FRANCO 
MOSCARDO' INSIEME A FRANCO LASCIA LE ROVINE
SULL' ALCAZAR LA BANDIERA ROSSA NON SVENTOLERA' MAI!